• Il 210° giorno

    Il 210° giorno

    Kei e Roku decidono di intraprendere l’ascesa del monte Aso, il più grande vulcano del Giappone. Legati da una profonda amicizia, i due ragazzi sono tuttavia molto diversi: ricco e colto il primo, di modesta estrazione il secondo, hanno caratteri divergenti che li portano spesso a discutere. Le vivide descrizioni degli scenari in cui si muovono fanno da cornice ai loro dialoghi, in cui emergono le aspettative e i desideri, ma anche le incertezze e le inquietudini dei giovani nati dopo la Restaurazione Meiji, un periodo in cui il Giappone iniziava ad aprirsi all’Occidente e alla modernità, ma avvertiva anche il pericolo di perdere la propria identità e i propri valori tradizionali.

    Con il racconto Il 210° giornofinora inedito in Italia, Natsume Sōseki intende del resto rappresentare proprio il conflitto interiore e lo smarrimento di coloro che vissero i repentini e traumatici cambiamenti che sconvolsero la struttura sociale, politica e culturale del Paese tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Agli eventi narrati – le avverse condizioni meteorologiche che ostacolano il cammino dei protagonisti, la notte passata in una locanda che diventa occasione per osservarne gli avventori, fino all’inaspettato finale – corrisponde il ritratto ricco e suggestivo dell’anima di un popolo che solo uno scrittore con la sensibilità, la profondità di sguardo e la capacità narrativa di Sōseki è in grado di delineare.

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  • Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera

    Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera

    I 25 Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera apparvero sull’«Osaka Asahi Shimbun» a partire dal 1909, e vennero riuniti da Natsume Sōseki in questa raccolta nel 1910.
    A prima vista, non sembra esistere un filo conduttore che li leghi, tanto sono diversi sia nel contenuto sia nello stile – soprattutto nelle pagine in cui vengono utilizzate tecniche sperimentali di scrittura.

    Ma è proprio il titolo così fortemente evocativo, Eijitsu Shōhin, a contenere l’elemento unificante.
    «Eijitsu», la «giornata lunga», non indica soltanto un giorno in cui il tempo sembra dilatarsi all’infinito, ma evoca anche ciò che accomuna i protagonisti dei diversi racconti: il desiderio di conservare quella sensazione di intensa felicità legata a un momento, a un’occasione, a una stagione, nella speranza che possa non finire mai.

    «Attraverso questi numerosi piccoli racconti, sogno e realtà, passato e presente si compenetrano reciprocamente senza delineare una divisione; al loro interno viene creata ingegnosamente un’atmosfera surreale e intensa».
     Kokusai Nihon Bunka Kenkyū Sentā
    Centro di ricerca internazionale sulla cultura giapponese

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