• La tomba del crisantemo selvatico e altri racconti

    La tomba del crisantemo selvatico e altri racconti

    Nogiku no haka (La tomba del crisantemo selvatico), il lungo racconto che apre e dà il titolo a questa raccolta, è la prima opera in prosa di Itō Sachio.
    La voce dell’autore è però già matura, come dimostra l’apprezzamento espresso da Natsume Sōseki, che la giudicò spontanea, leggera, commovente, bella.

    Gli altri racconti condividono la stessa altissima qualità. La loro semplicità non deve trarre in inganno. Essi indagano i moti dell’animo umano da più angolazioni, per coglierne tutte le sfumature, senza trascurare punti di vista e sensibilità derivanti da esperienze ed età differenti. Ciò che in particolare preme all’autore è però il recupero della memoria, nel tentativo di conservare per sempre il passato, attualizzato in un eterno presente. La condizione di un animo, il sentire di una persona, si rivelano così universali.

    È il sentimento che si insinua come un germoglio nel cuore di Masao e Tamiko, i protagonisti di La tomba del crisantemo selvatico, oppure quello del bambino per la sua balia Omatsu, di cui ricorda il sorriso e la tenerezza (in La casa della balia), ed è anche quello dell’anziano agricoltore che ripercorre con nostalgia i fatti accaduti una mattina di molti anni prima (in La nipote).

    Come osserva la traduttrice nella postfazione, Itō «deve fissare quello che lui ha conosciuto e conosce prima di non riuscire più a vederlo, prima che i suoi occhi, deboli e malati fin da quando era giovane, smettano di funzionare. Così prima rievoca, poi rende presente, poi lo regala a noi, come un magnifico oggetto ben colorato e messo in bella vista in un luogo dove tutti lo possano godere».

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  • Piccoli racconti di un'infinita giornata di primavera

    Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera

    I 25 Piccoli racconti di un’infinita giornata di primavera apparvero sull’«Osaka Asahi Shimbun» a partire dal 1909, e vennero riuniti da Natsume Sōseki in questa raccolta nel 1910.
    A prima vista, non sembra esistere un filo conduttore che li leghi, tanto sono diversi sia nel contenuto sia nello stile – soprattutto nelle pagine in cui vengono utilizzate tecniche sperimentali di scrittura.

    Ma è proprio il titolo così fortemente evocativo, Eijitsu Shōhin, a contenere l’elemento unificante.
    «Eijitsu», la «giornata lunga», non indica soltanto un giorno in cui il tempo sembra dilatarsi all’infinito, ma evoca anche ciò che accomuna i protagonisti dei diversi racconti: il desiderio di conservare quella sensazione di intensa felicità legata a un momento, a un’occasione, a una stagione, nella speranza che possa non finire mai.

    «Attraverso questi numerosi piccoli racconti, sogno e realtà, passato e presente si compenetrano reciprocamente senza delineare una divisione; al loro interno viene creata ingegnosamente un’atmosfera surreale e intensa».
     Kokusai Nihon Bunka Kenkyū Sentā
    Centro di ricerca internazionale sulla cultura giapponese

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  • Tsugaru

    Tsugaru

    Primavera 1944. La seconda guerra mondiale si avvia alla conclusione e Dazai Osamu ha ricevuto l’incarico da una casa editrice di scrivere un testo per una nuova collana di racconti di viaggio. Ha così l’opportunità di tornare nella sua terra natale, Tsugaru, nel profondo nord del Giappone, dopo molti anni di assenza. Le tre settimane che vi trascorrerà si riveleranno tra le più importanti della sua vita.
    Raccontando i paesaggi, le tradizioni e la storia dei luoghi della sua infanzia, lo scrittore sarà infatti costretto a confrontarsi, forse per la prima volta, con i sentimenti contrastanti che prova per la sua famiglia, il suo passato, la sua esistenza attuale e le scelte che ha compiuto. Le descrizioni si alternano così ai ricordi legati a esperienze vissute e a persone conosciute, e all’espressione di quelli che sono i temi ricorrenti della sua produzione, ovvero la ricerca di una madre sempre percepita come distante e l’irresistibile bisogno di tornare a casa.

    Riconosciuto da molti critici – fra cui Edward Seidensticker e Donald Keene – come uno dei libri meglio riusciti di Dazai, Tsugaru, più che un diario di viaggio, è un racconto autobiografico e una dichiarazione d’amore per luoghi e tempi remoti. In esso la cupezza che contraddistingue i suoi lavori più conosciuti, come Lo squalificato e Il sole si spegne, lascia spazio a una narrazione dai toni caldi e nostalgici, in cui il pungente sarcasmo e la brillante verve comica dell’autore riescono a esprimersi al meglio.

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  • Tokyo Tutto Lanno

    Tokyo Tutto Lanno

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  • CAPOLAVORI DEL GIAPPONE DA COLORARE

    CAPOLAVORI DEL GIAPPONE DA COLORARE

    Hai mai sognato di dipingere come Hokusai, Hiroshige o Utamaro? Con questo libro, potrai andarci molto vicino! Più di trenta stampe provenienti dal Metropolitan Museum di New York da osservare e colorare. Le pagine sono inoltre pretagliate, così da poterle staccare agevolmente e metterle in cornice. Con pennelli, pastelli a cera o pennarelli, l’importante è divertirsi e dare sfogo alla propria creatività!

    Prodotto disponibile in 3/4 giorni lavorativi

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  • Tsundoku. L'arte giapponese di accumulare libri

    Tsundoku. L’arte giapponese di accumulare libri

    Il termine giapponese tsundoku riassume un concetto che suonerà familiare a moltissimi lettori: comprare libri e tenerli da parte, per leggerli “dopo”. Il fatto è che basta un rapido calcolo per capire che quei libri che abbiamo accumulato nelle celeberrime “pile della vergogna” sul comodino o in ogni altro spazio libero di casa nostra sono troppi per essere letti in una vita sola. Ed è qui che interviene l’arte di vivere tsundoku, che è ricca di imprevedibili sfaccettature: la gioia della scelta e dell’acquisto, la ribellione alle liste, i modi più creativi per organizzare la propria libreria, le scuse migliori per quando ci colgono sul fatto con l’ennesimo libro nuovo, le tecniche per non dimenticare ciò che si è letto, il piacere proibito di rileggere… Ma, soprattutto, questa filosofia ci ricorda che non dobbiamo per forza aver letto tutti i libri che possediamo per amarli incondizionatamente. Sensi di colpa, addio: i libri non letti possono essere persino più affascinanti di quelli letti perché ci conducono in viaggi meravigliosi, anche restando seduti sul divano. E ci parlano comunque, che li apriamo o li teniamo chiusi. E poi, i libri sono una cura per l’anima: basta toccarne, annusarne, sfogliarne uno per farci stare subito meglio, provare per credere!

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  • Japan Izakaya

    Japan Izakaya

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  • Ichigo ichie. La via della felicità. feste, folklore e tradizioni giapponesi

    Ichigo ichie. La via della felicità. feste, folklore e tradizioni giapponesi

    Ichigo Ichie. Tutto comincia con queste due semplici parole dal significato immenso: l’arte di far tesoro dell’irripetibilità di ogni singolo momento che la vita ci offre. Questo libro racchiude un lungo susseguirsi di racconti, tradizioni ed eventi nel corso del calendario giapponese: giorno dopo giorno, abbiamo l’occasione di catturare istanti preziosi da conservare e tramandare, per imparare e per crescere. Buona lettura a tutti, alla scoperta del segreto della felicità giapponese!

    30,00 
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  • Donnole in soffitta - Hiroko Oyamada

    Donnole in soffitta – Hiroko Oyamada

    Questo è un romanzo che parla di cene tra amici. Cena numero uno: nel retro di un negozio di animali, due coppie si ritrovano a mangiare gamberetti essiccati e a discutere dell’allevamento di rari pesci tropicali. Cena numero due: in una nuova casa, in un remoto paesaggio montano, i commensali cercano una soluzione (finale) per una soffitta infestata da donnole. Cena numero tre: in una villetta sperduta con bufera di neve in corso, al pasto in cui regna una claustrofobia crescente seguono sogni inquieti e le conversazioni prendono pieghe inaspettate. Quando si tocca il tema della recente paternità di uno dei presenti, il non detto diventa il convitato di pietra e spinge con prepotenza il neogenitore in una notte popolata da incubi acquatici. Ecco le scene da matrimoni secondo Hiroko Oyamada. Con affilata perspicacia emotiva e ironia grottesca, l’autrice si dedica a una riflessione sorprendente su fertilità, maternità e paternità, mascolinità e vita coniugale nel Giappone contemporaneo. Accompagnandosi ad autrici come Sayaka Murata e Mieko Kawakami, Oyamada porta avanti, con la sua lingua «surreale e ipnotica» (The New York Times), l’indagine sull’animo umano astraendosi dalla realtà palpabile. E la verità diventa una vasca piena di pesci tropicali, che inghiottono dubbi, emozioni, certezze.

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  • Nella terra dei ciliegi. Undici modi per scoprire il Giappone

    Nella terra dei ciliegi. Undici modi per scoprire il Giappone

    Il Giappone è diventato sempre più vicino e familiare, come testimonia la diffusione di tantissime parole e pratiche che nella terra dei ciliegi trovano origine, da sumô a geisha, da hikikomori a kimono. Tuttavia, mantiene il fascino intatto dell’altrove. E forse proprio per questa commistione di prossimità e lontananza il Giappone seduce e incanta. Giorgia Sallusti ci invita a esplorare la storia del Giappone, le sue leggende, gli oggetti della vita quotidiana, i personaggi e gli artisti che ne hanno costruito l’identità e molto altro attraverso undici vie d’accesso, undici parole che aprono finestre su un mondo in buona parte ancora da scoprire. Come arriva sulle tavole dei giapponesi il sushi? Com’è fatta la giornata di un lottatore di sumô? E ancora, da dove arrivano i manga? Che lavoro fa una geisha? Che rapporto ha il mostro Godzilla con la storia del nucleare in Giappone? E la gattina di Hello Kitty che cosa ci dice sul kawaii e su tutto ciò che è «troppo grazioso»? A queste e ad altre domande il libro risponde, regalandoci anche il piacere di bere una tazza di tè scoprendone i segreti legati all’estetica del buddhismo zen.

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  • Leggende Giapponesi Nuova Edizione

    Leggende Giapponesi Nuova Edizione

    Loputyn dedica al Giappone venticinque illustrazioni ispirate ad altrettante leggende, interpretando secondo il proprio immaginario alcune affascinanti storie del folclore giapponese. La selezione dei racconti, curata dall’illustratrice stessa, predilige tematiche a lei care come l’amore infelice, la vendetta, il rancore, l’apparizione di fantasmi, di mostri e di creature dalla natura prodigiosa che coesistono con gli esseri umani e ne condizionano il corso dell’esistenza. Illusioni, incantamenti e incantesimi, sogni, visioni e sparizioni popolano queste pagine, che invitano alla riscoperta della meraviglia

    20,00 
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  • Studio Ghibli Complete Works

    Studio Ghibli Complete Works

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  • I Miei piatti preferiti. la cucina giapponese di tutti i giorni

    I Miei piatti preferiti. la cucina giapponese di tutti i giorni

    Il vapore avvolgente del ramen, la perfezione di certi bento, la dolcezza particolare dei mochi. Morishita Noriko torna a raccontare le tradizioni e la quotidianità del Giappone esplorando le sue prelibatezze, conosciute e amate in tutto il mondo. Delicato intreccio di memorie personali e storie collettive, splendidamente illustrato dall’autrice stessa, “I miei piatti preferiti” è un viaggio sentimentale attraverso ingredienti e sapori unici, ancor più speciali perché arricchiti dalla spezia dei ricordi. «Ricordo ancora chiaramente il giorno in cui ho provato per la prima volta quel gusto. Secondo anno di scuola elementare. Accadde a casa della nonna, dove ero andata a trascorrere le vacanze estive. Su un tavolino basso rotondo, di quelli con le gambe pieghevoli, erano disposte la bottiglina della salsa di soia, le ciotole di riso, le scodelle della zuppa di miso e le coppette con il tofu per tutta la famiglia». I ricordi legati a ingredienti, sapori e fragranze conferiscono un significato unico a ogni piatto, soprattutto se relativi all’infanzia o alla vita in famiglia. Ed è proprio da qui, dai ricordi, che parte il viaggio di Morishita Noriko attraverso le specialità gastronomiche giapponesi, da quelle più diffuse in tutto il mondo a quelle meno conosciute, per esaltarne le particolarità e svelarne i segreti. Nella cucina di sua madre e di sua nonna, ai tavoli degli izakaya, in fila per entrare nei negozietti d’antica tradizione in cui si preparano manicaretti eccezionali nella loro semplicità, di passaggio dai punti vendita delle stazioni, sbirciando tra gli scaffali dei konbini: Morishita Noriko si fa avvolgere dall’odoroso vapore del ramen, canta i contrasti estremi del pesce essiccato kusaya, contempla con nostalgia il gusto degli ohagi, dolci che suo padre amava, si bea della croccantezza dei bordi dei taiyaki, condivide la felicità che un bento perfetto può regalare, confessa gli spuntini notturni a base di cup noodles. Con la stessa grazia e la stessa autenticità con cui ha raccontato la cerimonia del tè in “Ogni giorno e un buon giorno”, Morishita Noriko scrive una dedica ai piatti che ama, arricchendo le pagine di splendide illustrazioni che ha realizzato personalmente, e accompagna i lettori in un’emozionante esplorazione al cuore della grande varietà culinaria del Giappone.

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  • Cucina degli incontri della signora megumi (la)

    Cucina degli incontri della signora megumi (la)

    Nel quartiere di Yotsuya, a Tokyo, c’è un piccolo locale, uno shokudo, specializzato in oden, tipiche zuppe giapponesi, e stuzzichini a base di ingredienti di stagione: dal cavolo fermentato servito a dicembre ai fichi al vapore in salsa di miso a luglio. Rinfrancati dal borbottio dei pentoloni fumanti e dalle novità dei piatti del giorno, gli avventori si stringono lungo il bancone a L per condividere storie e sapori perduti, davanti a un boccale di birra alla spina o a un bicchierino di sakè, mentre Tamazaka Megumi, la proprietaria, si destreggia da sola tra i fornelli e la sala. Megumi ha cinquant’anni, è vedova e senza figli, e in un’altra vita era una veggente di successo, ospite fissa di talk show e programmi di costume, fino a quando una tragedia personale le aveva portato via la fiducia in se stessa inducendola a smettere i panni di Lady Moonlight, la maga bianca. Poi, il destino l’aveva presa sottobraccio e condotta davanti all’insegna di un locale malandato che portava proprio il suo nome e, quasi suo malgrado, Megumi si era ritrovata a coltivare un’insospettata vocazione dietro ai fornelli e a mettere, di nuovo, al servizio degli altri la propria sensibilità e il proprio talento. Ed è esattamente per questo, oltre che per gli ottimi piatti e l’atmosfera familiare che si respira nella sua cucina, che i clienti popolano il locale: si confidano con lei, ne cercano i generosi consigli, per capirsi meglio e lasciarsi accompagnare verso la felicità. Per sentirsi, anche solo per il tempo di una sera, meno soli. “La cucina degli incontri della signora Megumi” è un romanzo corale soave ed evocativo: un inno alla condivisione, alla gioia dei sapori, all’intimità e ai nuovi inizi

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  • Favole e leggende del Giappone

    Favole e leggende del Giappone

    Favole e leggende del Giappone di Claudius Ferrand (1868-1930), padre missionario nel paese del Sol Levante, è una raccolta di tredici favole alla maniera di La Fontaine, in cui animali parlanti – che simboleggiano difetti, vizi e virtù degli esseri umani – eventi satirici e personalità contrastanti si fanno portatori di una morale profonda, talvolta espressa esplicitamente. Le favole si inseriscono nel genere degli otogibanashi (hanashi “racconto” e otogi “tenere compagnia”, ossia “racconti per diletto”), racconti popolari brevi appartenenti alla tradizione orale che, per il loro intento didattico, rientrarono alla perfezione nella narrativa per l’infanzia. Un volume che trasporterà il lettore in una dimensione magica e poetica per scoprire ancora una volta la bellezza di un genere letterario senza tempo.

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  • Giappone a colori (il)

    Giappone a colori (il)

    Di che colore è la vaghezza? E qual è la differenza tra il grigio sopra le nubi e il grigio lama smussata? Quanto è buio il nero cecità? L’indaco di montagna, il marrone vento d’inverno, il bianco cielo con luna: tutto in Giappone ha un suo colore, perché col colore si può dire ogni cosa. Laura Imai Messina racconta il Giappone in un modo unico ed emozionante: attraverso i suoi colori. In un caleidoscopio di storie, leggende, tradizioni, e con le splendide illustrazioni di Barbara Baldi, “Il Giappone a colori” ha la forza gentile e dirompente dei viaggi che ci cambiano lo sguardo. «Cade la pioggia, sulla riva rocciosa di Jogashima / cade una pioggia color Rikyu», scrive il poeta Hakushu Kitahara: ma Sen no Rikyu è un antico maestro della cerimonia del tè vissuto molti secoli prima, come può una persona indicare una precisa sfumatura del grigio? E perché a un certo punto alcuni colori divennero «colori proibiti» appannaggio esclusivo della corte imperiale e come reagì la popolazione a quel «furto»? O ancora: quante sfumature di un sentimento si possono comunicare attraverso la semplice scelta del colore della carta di un messaggio d’amore? Fra i tanti segreti che il Giappone tuttora conserva allo sguardo occidentale, c’è il suo straordinario rapporto con i colori. Color piume bagnate di corvo, color piume nere di gru, campo arido, cielo illuminato dalla luna, lama smussata: i nomi dei colori tradizionali del Giappone sono già un assaggio di poesia. Ma quando scopriamo le storie, le tradizioni o le leggende che si nascondono dietro questi nomi, la meraviglia si moltiplica. Ognuno di essi (a cominciare dai fondamentali: grigio, bianco e nero) si porta dietro una storia che è parte della Storia del paese, della sua letteratura e della sua arte. Una ricchezza che arriva fino al presente. Quando poi a raccontare questo universo di infinita varietà è la penna di una scrittrice come Laura Imai Messina, i colori del Giappone riescono a illuminare angoli bui del cuore di ognuno con imprevedibili risonanze. Unendo la sua competenza di studiosa (e la conoscenza di prima mano della cultura giapponese) con le sue doti di narratrice, Laura Imai Messina scrive un libro unico e prezioso, un invito al viaggio e all’immaginazione, un romanzo epico i cui protagonisti sono i colori.

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