scritto da Valeria AlidiCorvo
Nel corso degli anni ’70, il mondo dello shojo manga, dedicato a un pubblico femminile giovane, visse una vera e propria rivoluzione, inaugurando un’epoca d’oro grazie all’aumento delle lettrici e all’emergere di nuove serie e autrici di talento. Questo periodo fu caratterizzato dalla nascita del “Gruppo dell’Anno 24“, un insieme di mangaka che ridefinì i canoni dello shojo con uno stile e contenuti innovativi, allontanandosi dalle convenzioni tradizionali del genere, fino ad allora dominato da drammi familiari e amori tormentati.

Tra le figure di spicco del gruppo, Keiko Takemiya e Moto Hagio si distinsero per le loro opere audaci e originali, spesso influenzate da Norie Masuyama, che, nonostante non fosse una mangaka, giocò un ruolo cruciale nel promuovere un approccio più riflessivo e critico all’arte del manga. Masuyama, infatti, incoraggiò Takemiya e Hagio a superare i limiti imposti dalle convenzioni editoriali dell’epoca, contribuendo a trasformare profondamente il panorama dello shojo manga.
Il “Salone Oizumi“, uno spazio di incontro e collaborazione fondato da queste autrici, divenne il fulcro di questa trasformazione, accogliendo mangaka in arrivo a Tokyo e promuovendo un lavoro di squadra che permetteva un sostegno reciproco tra le artiste. Questo ambiente creativo favorì l’emergere di storie che andavano oltre i tradizionali confini del genere, affrontando tematiche più mature e complesse, come le questioni di genere, l’amore non convenzionale e la critica sociale.
In questo contesto di rinnovamento e sperimentazione, opere come “Il cuore di Thomas” e “Il poema del vento tra gli alberi” di Hagio, nonché “Verso la Terra” di Takemiya, si affermarono come pietre miliari, introducendo il genere shonen-ai (o Boy’s Love) e esplorando aspetti della realtà sociale e dei rapporti umani con una nuova profondità.
Queste storie rappresentavano non solo una sfida alle aspettative del pubblico e degli editori ma anche un modo per le autrici di esprimere liberamente i propri desideri e visioni del mondo.
Il contributo del “Gruppo dell’Anno 24” allo shojo manga non si limitò alla sola innovazione narrativa e stilistica. Le autrici si confrontarono anche con la disparità di retribuzione e le condizioni lavorative sfavorevoli nel settore editoriale, dominato da una cultura prevalentemente maschile. Attraverso il loro lavoro e il sostegno reciproco, queste donne non solo conquistarono il riconoscimento professionale ma contribuirono anche a cambiare il ruolo e l’immagine della donna nella società giapponese del tempo.

