5 consigli di lettura per celebrare il Pride Month

5 consigli di lettura per celebrare il Pride Month

scritto da Camilla Luna Franceschini

Giugno è il mese del Pride, un’esplosione di colori, celebrazioni e, soprattutto, di orgoglio. Ma oltre alle parate e agli eventi, il Pride è anche un momento fondamentale per la riflessione, l’apprendimento e l’ascolto. E quale modo migliore per immergersi nelle vite, nelle storie e nelle lotte della comunità LGBTQIA+ se non attraverso le pagine di un libro?

La letteratura ha il potere straordinario di costruire ponti, di creare empatia e di farci sentire meno soli. Che si tratti di un romanzo che ci fa battere il cuore, di un saggio che apre la nostra mente o di una biografia che ci ispira, i libri sono finestre su mondi diversi e specchi in cui possiamo riconoscere noi stessi.

Ecco cinque consigli di lettura per accompagnarvi in questo mese di orgoglio e riflessione.

“Splendidi Reietti” di Seven

In una città costiera cinese, Haimen, seguiamo le vicende di un gruppo di giovani che navigano tra amori, disillusioni e la ricerca di un significato. Il protagonista, Tian Fushi, è uno studente d’arte che, sentendosi un reietto, intraprende un viaggio psichedelico e nichilista per trovare se stesso. 

Tra sesso, alcol e arte, il fumetto di Seven, autore che scrive sotto pseudonimo per trattare temi sensibili nella realtà cinese, ci offre uno spaccato crudo e onesto di una sottocultura vibrante e in lotta per la propria affermazione.

Il libro è un’immersione nel sentimento di alienazione che non deriva solo dall’essere queer, ma dall’esserlo in una società come quella cinese, dove la conformità è un valore cardine e gli spazi di espressione sono limitati. Seven descrive magistralmente come questa pressione esterna venga interiorizzata dai personaggi, che si percepiscono come “reietti” non solo agli occhi della società, ma a volte anche ai propri. La loro splendida unicità è anche la causa del loro isolamento.

Per i nostri protagonisti l’arte è l’unico linguaggio attraverso cui possono esprimere la loro vera identità, l’unico spazio in cui le regole della società normativa sono sospese. Diventa un atto di ribellione, un modo per urlare la propria esistenza e trovare una bellezza cruda e psichedelica nel caos.

Il viaggio di Tian è una metafora della ricerca di identità, un percorso talvolta caotico ma necessario per abbracciare pienamente se stessi. L’opera celebra la resilienza e la bellezza di chi, pur sentendosi ai margini, non smette di cercare il proprio posto nel mondo e di creare legami autentici.

“Ladra” di Sarah Waters

Orfana cresciuta tra ladri e truffatori, Sue Trinder viene coinvolta in un piano per derubare una ricca e ingenua ereditiera, Maud Lilly. Il piano è semplice: Sue dovrà diventare la sua cameriera personale e spingerla tra le braccia di un complice che, una volta sposata, la farà internare in manicomio per impossessarsi del suo patrimonio. Ma l’intimità che nasce tra le due giovani donne, un’attrazione inaspettata e profonda, scombina ogni cosa. Il romanzo di Sarah Waters è un thriller storico ricco di colpi di scena, un gioco di specchi in cui nulla è come sembra.

In un’epoca che ingabbiava le donne in ruoli predefiniti (l’angelo del focolare, l’isterica, la prostituta), Sue e Maud sono personaggi di una modernità sconcertante. Da personaggi contrapposti, riescono a trovare la forza per unirsi e diventare autrici del proprio destino anziché oggetti nelle mani degli uomini. Waters sovverte gli stereotipi: la ladra ignorante si rivela capace di un amore profondo e di una grande astuzia, mentre la delicata e reclusa ereditiera nasconde una mente affilata e una volontà di ferro. Ambientato in un’epoca, quella vittoriana, in cui l’omosessualità femminile era negata e invisibile, il libro dà voce a un amore che sfida le convenzioni sociali e di classe. La relazione tra Sue e Maud è complessa, passionale e sofferta, e rappresenta la lotta per l’autodeterminazione in un mondo patriarcale e ci ricorda le radici storiche delle battaglie per i diritti e per la visibilità.

“Magic Fish” di Trung Le Nguyen

Tiến è un giovane ragazzo vietnamita-americano che ama le fiabe. Attraverso i racconti che legge alla madre, cerca di trovare le parole raccontarsi e riverarle il segreto che ha custodito gelosamente per molto tempo: la propria omosessualità. La sua difficoltà nel fare coming out non è solo legata alla paura del rifiuto, ma anche alla mancanza di un lessico condiviso, sia letteralmente che culturalmente, per parlare di omosessualità con la sua famiglia.

Le fiabe sono il cuore tematico e strutturale del libro. Non sono un semplice espediente narrativo, ma lo strumento attraverso cui si costruisce l’empatia. Per Tiến e sua madre, le storie diventano una “terza lingua” che permette loro di comunicare emozioni complesse che non riescono a esprimere altrimenti. Rileggendo e reinterpretando racconti classici (spesso con un tocco queer), creano uno spazio sicuro per esplorare temi come l’amore, la trasformazione e l’accettazione. Il libro è una celebrazione del potere delle storie di guarire, connettere e tradurre l’esperienza umana.

“Gli animali di Lockwood Manor” di Jane Healey

Agosto 1939. Mentre la minaccia della Seconda Guerra Mondiale incombe sull’Europa, la giovane Hetty Cartwright viene incaricata di mettere in salvo la preziosa collezione di mammiferi del Museo di Storia Naturale, trasferendola nella tenuta di Lockwood Manor. Qui, oltre a dover fare i conti con il burbero Lord Lockwood, Hetty si ritrova a indagare sulla misteriosa scomparsa di alcuni esemplari e a subire il fascino oscuro e magnetico della figlia del lord, l’inquieta Lucy. Tra le cupe stanze nasce un legame profondo e proibito.

Lockwood Manor è più di un luogo, è la materializzazione della repressione psicologica e sociale. Le sue stanze chiuse, i corridoi bui e i segreti che infestano le mura rispecchiano i desideri nascosti e le paure inconfessate dei suoi abitanti. Gli animali impagliati, creature un tempo vive e ora congelate in una posa eterna, sono una metafora potentissima della condizione di Hetty e Lucy: la loro vitalità e i loro desideri sono intrappolati dalle convenzioni sociali, dalla guerra imminente e dai traumi familiari. Il loro rapporto nasce e si consolida su questo terreno comune di sofferenza. Il tema centrale è come la loro relazione diventi una specie di santuario, un luogo protetto in cui le rispettive ferite possono essere viste, riconosciute e curate. Il loro amore è un atto di reciproca salvezza in un mondo che sembra volerle distruggere.

“Queer” di William S. Burroughs

Scritto negli anni ’50 ma pubblicato solo nel 1985, “Queer” è il seguito semi-autobiografico di “Junkie”. Il romanzo segue William Lee, una sorta di alter ego di Burroughs, nel suo esilio a Città del Messico. Abbandonata l’eroina, Lee si ritrova a fare i conti con un’altra dipendenza: la sua disperata e non corrisposta infatuazione per un ex militare della marina americana di nome Allerton. Il libro è un’immersione febbrile e allucinata nella mente di Lee, un’esplorazione senza filtri della solitudine, dell’umorismo nero e della natura ossessiva del desiderio omosessuale in un’epoca di forte repressione.

Burroughs usa la dipendenza come metafora della condizione umana e rifiuta ogni idealizzazione, offrendo un ritratto scomodo ma profondamente onesto di cosa significasse desiderare in un mondo che ti insegnava a odiare quel desiderio.

Lo stile frammentato e ripetitivo e allucinato non è un vezzo, ma una necessità. Rispecchia lo stato mentale caotico del suo protagonista. La scrittura diventa un atto confessionale, un tentativo di dare una forma verbale a pensieri e sentimenti considerati indicibili. Pubblicare questo testo, anche decenni dopo la sua stesura, è stato un atto politico. Non è sicuramente una lettura leggera ma sa essere una riflessione profonda sulle difficoltà dell’analisi interiore, del continuare a scoprirsi ed amarsi nonostante tutto.