scritto da Valeria AlidiCorvo
A quanti di noi è capitato di sentirsi dire “sei maturo per la tua età”?
Se ve lo siete sentiti dire almeno una volta, o semplicemente da bambini avete ritenuto normale essere responsabili, vi suggerisco di leggere “Tutte le volte che sono diventato grande” di Giulio Macaione, edito da Bao Publishing.
Lucio – il protagonista – è un ragazzino curioso, ha una sorellina e vive in una famiglia tradizionale: ha genitori severi che gli insegnano i valori con cui loro sono stati cresciuti e in cui credono; la madre è profondamente cattolica e la fede avrà un ruolo cruciale in questa storia.
Lucio ama disegnare e i cartoni animati; scopre che con il disegno può affermare sé stesso, ma anche liberare i suoi personaggi dalle costrizioni in cui lui si trova, riuscendo ad avere il controllo almeno su quel mondo; tutto intono a lui si muove in una direzione che lo fa sentire sempre più escluso, sempre più diverso.
Questo prima ancora di diventare adolescente: fin da bambino lui non comprende perché ci sono giochi per maschi e altri per femmine; un bambino dovrebbe solo divertirsi, no?
Non contempla perché, in quanto fratello maggiore, ha delle responsabilità che gli adulti gli delegano quando gli fa comodo, per poi trattarlo da bambino quando cerca di essere indipendente.
Non capisce il senso di colpa che prova quando non riesce a soddisfare le aspettative dei propri genitori, ma riesce a dargli un volto: dopo aver visto il film “L’Esorcista” le sue paure e i sensi di colpa si concretizzano in Regan MacNeil, la celebre protagonista del film, che perseguiterà Lucio ogni volta che il suo io si scontrerà con i principi dell’educazione religiosa ricevuta.
L’essere naïve del protagonista viene presto percepito come sintomo di diversità e i commenti dei compagni di scuola insinuano in lui molte domande sulla sua sessualità: è gay? Essere omosessuale è contro natura? Perché lo è? Perché è visto come una cosa brutta?
La distanza tra Lucio e gli altri sembra aumentare di giorno in giorno e le prese in giro dei compagni di scuola iniziano ad avere un peso diverso a mano a mano che Lucio diventa più consapevole del suo orientamento sessuale: anche con Piera, la sua amica, sente di doversi conformare ad un modello imposto – sebbene la ragazzina non gli chieda nulla di tutto ciò – e si costruisce una parte da recitare per essere visto come tutti i suoi coetanei.
In questa storia non ci sono solo situazioni “nere”, ma anche molti momenti spensierati: attimi quotidiani, dove Lucio è solo un ragazzino e scopre che fuori dal sentiero che gli hanno detto di seguire c’è un mondo in cui può essere sé stesso.
Che la vita è Yin e Yang e che le tensioni familiari e i problemi possono essere controbilanciati da chi crede in noi; che gli adulti non sono infallibili e a volte sono meno eccezionali di quello che si crede.
La storia di Lucio non ci racconta nulla di nuovo, è vero, ma riafferma qualcosa di fondamentale: la vita non è perfetta e anche le persone in cui crediamo ci possono deludere; noi non siamo infallibili e la strada per essere felici inizia con l’ammettere a noi stessi i nostri sentimenti e accettarci per quello che siamo.
Forse le nostre paure non se ne andranno mai, ma possiamo imparare a conviverci e, come cantavano i Cranberries in Dreams, che “la nostra vita cambia ogni giorno, in ogni modo possibile; i nostri sogni non sono mai esattamente come sembrano”, ma noi possiamo continuare a sognare e andare avanti.
“Tutte le volte che sono diventato grande” parla a ognuno di noi: è una storia di formazione che Giulio Macaione rende perfettamente, grazie a una narrazione fluida e alle tavole in stile manga; il tratto chiaro e pulito nelle scene di quiete vira drasticamente verso atmosfere più cupe quando incontriamo i momenti più drammatici o di conflitto. Questa alternanza trasmette e amplifica tanto la leggerezza dei momenti spensierati quanto l’angoscia delle scene più introspettive.
Innumerevoli i riferimenti alla cultura pop anni ’90: da Cristina D’Avena, ai personaggi degli anime e dei film, alle canzoni: vi troverete a leggere i dialoghi di Sailor Moon con la voce di Elisabetta Spinelli (storica doppiatrice), a cantare le canzoni delle Spice Girls e di Madonna, a notare un dettaglio e dire “ma ce l’ho anch’io quel portachiavi!”.
Anche se non avete vissuto quegli anni, questa storia rimane da leggere per l’innocenza di Lucio, che è l’innocenza con cui tutti nasciamo; non è una graphic novel solo per adolescenti, ma si rivolge a un pubblico universale: è uno specchio che ci aiuta a vedere noi stessi e gli altri, qualunque sia il nostro pensiero e la nostra storia personale. Ed è per questo che la trovo magnifica.Se siete arrivati fino a qui, spero che abbiate trovato queste proposte interessanti e non ve le lasciate sfuggire; alla prossima e buone letture!


