E voi come vivrete

E voi come vivrete

Hi there!
Sono Valeria, alias Alidicorvo; 37 anni, sono manga e anime addicted da quando ho memoria. So di non avere tutte le verità in tasca quindi preferisco definirmi un’appassionata e non un’esperta di manga e anime. Mi piace la bellezza in sé e poterla condividere con gli altri.

Sono andata a vedere “Il Ragazzo e l’Airone”

E voi come vivrete
Fonte: Wikipedia.it

Intorno a me c’erano genitori coi figli, adolescenti con gli amici, e prima dell’inizio del film si respirava un clima di spensierata attesa.

Al termine della proiezione forse sono stata l’unica ad uscire dalla sala con le lacrime trattenute a stento e con il groppo in gola, fissando il pavimento.

Poco dopo mi sono messa sui social; avevo bisogno di capire se tutto quello che mi frullava in testa era solo mio o c’erano anche altri che, come me, sono rimasti confusi, a tratti storditi dai moltissimi messaggi mandati. Con sgomento ho trovato un sacco di commenti di persone che additavano questo film come “il peggiore dello studio Ghibli”.

Eppure, ci ho trovato così tanto per cui esaltarmi; e non parlo delle animazioni, della tecnica o dei dettagli.

Sicuramente il tratto in alcune scene è diverso da quello pulito e preciso a cui Miyazaki ci ha abituato: in questo film c’è molto, molto di più.

Oppure sono io che ho visto un film diverso?

Di speculazioni in questi giorni se ne sono fatte tantissime; sicuramente ci sono persone più competenti di me e che hanno studiato questa materia, che sono in grado di dare un’interpretazione migliore e di cogliere molte cose che probabilmente a me sono sfuggite.

Per chi però si è interessato della storia di Miyazaki e dello studio Ghibli, è inevitabile cogliere dei parallelismi tra il vissuto del Maestro e quello che abbiamo visto sullo schermo. Soprattutto, risulta impossibile non accorgersi dell’uso della simbologia in questa pellicola; dal chiaro riferimento alla Divina Commedia di Dante – “fecemi la divina potestate” – ad elementi pittorici che ci rimandano a quadri di noti pittori – vedasi “L’Isola dei Morti” di Böcklin; il tutto, riadattato e rielaborato in una nuova chiave, che si incastra nel film e lo fa evolvere. Proprio come quei 13 blocchi che costituiscono il mondo immaginifico de “il ragazzo e l’Airone”, così ogni elemento simbolico viene adagiato in equilibrio l’uno sull’altro, in modo da costruire la storia.

Il ragazzo e l’Airone è un lavoro molto complesso e forse il fatto che il messaggio non ci arrivi chiaramente, e che ognuno di noi alla fine ci veda un po’ quello che può, potrebbe essere uno degli scopi del suo regista.

E voi come vivrete
Fonte: Wikipedia.it

Potrebbe benissimo essere un testamento di Miyazaki sul lavoro fatto fino ad ora; oppure mi piace pensare che sia lui che ci racconta la sua vita: una vita che, come quella di tutti, ha subito perdite e trasformazioni, dove quello che sembrava all’inizio si è poi rivelato diverso.
Ecco, questo film mi piace vederlo così, come una metafora della vita, dove ci sono sia cose belle che cose brutte; dove c’è nascita e dove c’è perdita, la speranza e il lutto, come forse non avevamo mai visto in nessuna sua opera precedente.

Dove passato, presente e futuro si intrecciano nel disegnare il percorso del protagonista e le considerazioni su quello che sarà.
Anche per questo la canzone di Kenshi Yonezu – Spinning Globe – in chiusura mi ha dato il colpo di grazia, rompendo la diga delle mie emozioni.

Alla fine di tutto, solo il maestro Miyazaki saprà dirci se ci abbiamo visto giusto nell’interpretare quest’opera.

Nel frattempo, possiamo però farla nostra, godere della bellezza dell’arte e della musica – perchè ragazzi, l’uso anche solo del silenzio, delle pause, e delle musiche del Maestro Joe Hisaishi sono la ciliegina sulla torta – e smettere per una volta di voler fare i professori, o di schierarci in tifoserie.

La bellezza non è di nessuno ed è di tutti allo stesso tempo: godiamocela.