L’ironia gentile di Yama Wayama

L’ironia gentile di Yama Wayama

scritto da Elisa Aphroditeurania

La voce di Yama Wayama si distingue come un raro esempio di discrezione autoriale. I suoi racconti non gridano, non impongono trame mozzafiato o colpi di scena a effetto, ma scelgono piuttosto la via dell’osservazione minuta, dell’ironia trattenuta, della stranezza quotidiana. Le sue opere – tutte pubblicate in Italia da Dynit Manga – sono piccole finestre su mondi apparentemente ordinari, che si rivelano invece teatro di relazioni sottili, tensioni nascoste, equilibri strani ma autentici. Con “Hoshi in the Girl’s Garden”, “Let’s Go Karaoke!”, “Andiamo al Family Restaurant” e “Captivated by You”, Wayama ha dato forma a una poetica originale, fondata sul non detto, sull’ambiguità dei sentimenti, su un umorismo che non cerca la risata facile, ma il sorriso lungo.

Il tratto grafico di Yama Wayama è essenziale, quasi spoglio, e proprio in questa scelta stilistica risiede la sua forza. I personaggi sembrano caricature contenute, dai volti estremamente espressivi e dai lineamenti precisi. Ogni espressione, ogni silenzio, ogni inquadratura è studiata per comunicare un’emozione precisa. Non c’è decorazione superflua, non c’è virtuosismo tecnico: c’è una grande fiducia nel potere della sottrazione. L’autrice disegna come racconta, lasciando spazio al lettore, evitando la spiegazione, lasciando che siano le posture e i gesti a raccontare ciò che le parole non dicono. È una narrazione visiva che lavora sul ritmo, sul tempo sospeso, sul dettaglio insignificante che si carica di significato.

Un altro aspetto centrale delle opere di Wayama è l’ironia. Ma non si tratta di ironia corrosiva o parodica: è un’ironia silenziosa, che si insinua nelle situazioni più normali, fino a renderle lievemente assurde. I personaggi che popolano i suoi manga non sono ridicoli, ma buffi in modo umano. La loro stranezza non è grottesca, è quotidiana. Che si tratti di un insegnante confuso dalle eccentricità delle studentesse, di un teppista che prende lezioni di canto da uno studente delle medie, di due vecchi amici che condividono un pranzo in silenzio, o di adolescenti che vivono sospesi tra noia e attrazione muta, ogni figura è costruita con rispetto, con affetto, con la consapevolezza che l’assurdo fa parte della nostra normalità. L’umorismo nasce così, da un’inclinazione leggera del punto di vista, da un cambio di ritmo, da un’interazione fuori tempo.

Vediamo insieme le opere edite in Italia:

Captivated by You (volume unico)

Non c’è una trama unitaria nel senso classico: Wayama costruisce un mosaico di otto episodi autoconclusivi, nei quali emergono figure eccentriche e memorabili. Tra queste spiccano Hayashi, ragazzo pieno di manie singolari — come fotografare cartelli stradali o contare ossessivamente i gradini delle scale — e Nikaidou, cupo e misterioso, etichettato dai compagni come portatore di sfortuna. Il loro incontro, raccontato con toni ironici e leggeri, diventa l’emblema di ciò che il volume vuole trasmettere: la bellezza che nasce dall’imprevisto e dalle diversità.

“Hoshi in the Girl’s Garden” (serie in corso)

Forse l’opera più varia sul piano tematico, ma anche quella che mostra con maggiore evidenza la capacità dell’autrice di costruire episodi brevi, auto-conclusivi, capaci di restituire in poche pagine un mondo intero. Il protagonista è il professor Hoshi, uomo tranquillo e gentile, al centro di una serie di brevi racconti ambientati in un liceo femminile. Ma più che il protagonista, ciò che conta è il modo in cui la sua figura funge da punto di osservazione e di distorsione allo stesso tempo. Le studentesse sono eccentriche, imprevedibili, talvolta inquietanti.

L’equilibrio tra Hoshi e il microcosmo che lo circonda è costantemente instabile, ma mai esplosivo. Ogni episodio è costruito su una tensione lieve, quasi impalpabile, che produce un effetto di spaesamento comico. L’assurdo è trattato con naturalezza, l’umorismo nasce dalla discrepanza tra aspettativa e reazione, tra ruolo e comportamento. In questi racconti c’è tutta la maestria dell’autrice nel cogliere la strana logica della vita scolastica, fatta di rituali assurdi, gerarchie implicite e rapporti sfalsati.

Let’s go karaoke e Andiamo al family restaurant

“Let’s Go Karaoke!” e “Andiamo al Family Restaurant” raccontano l’incontro improbabile tra un giovane yakuza e un diligente liceale, cantante in erba: ne nasce un legame inaspettato, costruito sulla vulnerabilità reciproca e sull’assurdità dell’interazione. Il legame che si crea tra loro è assurdo ma allo stesso tempo affascinante, frutto della maestria dell’autrice che proprio dall’assurdo riesce a ricavare storie piacevoli e divertenti.

Ciò che rende davvero unica Yama Wayama è la sua ironia lieve, quasi impercettibile, ma capace di spiazzare. Non ha bisogno di battute lunghe o di situazioni eclatanti: a volte basta un’espressione sbilenca, uno sguardo laterale o una frase secca per trasformare la normalità in un momento comico e, allo stesso tempo, profondamente umano.

È un’ironia che non deride e non esagera, ma che nasce dall’osservazione attenta del quotidiano, dal riconoscere quanto siamo buffi nelle nostre goffaggini e nei nostri silenzi. Con poche linee e parole essenziali, Wayama riesce a svelare il lato teneramente ridicolo delle relazioni e della crescita.

Ed è forse in questo equilibrio tra leggerezza e introspezione che si trova la sua forza più grande: la capacità di far sorridere il lettore mentre, senza accorgersene, lo invita anche a pensare e a ricordare qualcosa di sé.