scritto da Valeria AlidiCorvo
Quando mi trovo a parlare di fumetto, uscendo dalla zona di comfort del manga, il primo nome che mi viene alla mente è quello di Michele Rech, in arte Zerocalcare. Molti forse lo hanno scoperto dopo l’uscita della serie Netflix “Strappare lungo i bordi”, ma il suo lavoro inizia ben prima; l’apprezzamento che ha ricevuto con le sue opere lo ha portato a diventare uno degli autori italiani più importanti e influenti della sua generazione.
La forma espressiva di Zerocalcare è riuscita ad arrivare anche a chi, come me, non ha avuto una grande formazione artistica; con il suo tratto inconfondibile e i baloon “prepotenti” all’interno delle strisce, questo fumettista è stato per me fonte importante di riflessione, dato che nelle sue opere ha parlato di argomenti a me molto cari: partendo dalla vita quotidiana, nei suoi lavori si intrecciano l’identità personale, cultura pop, ansia, depressione, relazioni familiari, politica e società.
Questi temi inizialmente potrebbero sembrare sconnessi tra loro, ma sono tutte facce della realtà che ci circonda. Michele, con occhio attento e critico anche sui temi più scomodi, diventa una sorta di grillo parlante per sé stesso – non solo con la figura del popolare Armadillo – e in fondo anche per noi; pur restando consapevole di non avere le risposte in tasca, è capace di onesta autocritica.
Leggere Zerocalcare oggi serve sempre di più per non chiudere gli occhi sia sul mondo che su noi stessi, per crescere come individui e società: nelle sue opere ho sempre trovato una chiamata alla responsabilità personale in primis nei confronti delle nostre scelte, ma anche nei confronti degli altri. A mio parere ogni suo lavoro è un’opera di formazione e riflessione personale, che vorrei estendere anche a voi.
Farvi una panoramica approfondita dei suoi libri rischia di essere tedioso, ma vorrei proporvi qualche titolo che mi è particolarmente piaciuto e che ben denota come Zerocalcare sia un artista che riesce a parlare a più di una generazione, facendola specchiare nei suoi racconti.
Partiamo da “La profezia dell’armadillo”, dove tutto ebbe inizio; primo lavoro edito del fumettista, ne è stato tratto un film nel 2018.
«Si chiama “profezia dell’armadillo” qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen.»
Già da questa descrizione possiamo intuire il tono di questa graphic novel, composta di diverse storie brevi che convergono in un racconto più grande e articolato, approfondendo i temi delle relazioni personali, l’amicizia, la vita e anche la perdita.
Con dei flashback viene ricostruito il rapporto di Zero con Camille, amica d’infanzia e primo amore, di cui il protagonista apprende della scomparsa all’inizio del volume; al contempo, troviamo i momenti di quotidianità dove la vita ti pone davanti ai compromessi dell’età adulta. Il tono ironico e riflessivo – che diventerà uno dei tratti distintivi di Michele Rech – rende l’opera godibile senza perdere di importanza nella narrazione di un tema così sensibile.
Sebbene si capisca dal tratto e dalla storia che siamo davanti a un autore giovane, ci sono già tutti gli elementi che mi fanno particolarmente apprezzare Zerocalcare. Da mettere in TBR subito.
So di non dirvi nulla di nuovo nel nominare “Un polpo alla gola“: sicuramente è uno dei lavori più famosi di Zerocalcare, in cui l’autore è stato in grado di catturare l’esperienza della crescita in modo autentico.
“Ricorda: nessuno guarisce dalla propria infanzia”
Questo è il monito che ci troviamo davanti, quando ci approssimo a questo volume; se dovessi farla breve, direi che la storia segue il protagonista attraverso diverse fasi della sua vita, dall’infanzia all’età adulta, esplorando le relazioni con la famiglia, gli amici e il contesto sociale.
In realtà un indizio sul valore aggiunto di questa graphic novel è data dal titolo, che vuole richiamare la sensazione di soffocamento e oppressione provata dal protagonista davanti alle difficoltà che si trova ad affrontare nel quotidiano: bullismo, integrazione, sopravvivenza, ecc.; sensazione che aumenta soprattutto se non si riesce a lasciar andare il senso di colpa.
Attraverso una narrazione coinvolgente e ricca di elementi pop – riconoscibilissimi soprattutto per chi è cresciuto negli anni ‘90 – Zerocalcare riflette sulle ansie e le insicurezze che molti di noi hanno affrontato e affrontano, ma sempre con il suo inconfondibile tocco di umorismo e ironia.
Il mio primo incontro con il lavoro di Zerocalcare in realtà arriva con “Kobane Calling” prima sulle strisce della rivista “Internazionale” e poi nella raccolta omonima ben più sostanziosa edita da Bao Publishing
In questo volume Michele Rech racconta il suo viaggio in Siria, vicino al confine con la Turchia, per documentare la resistenza curda contro lo Stato Islamico. Durante il suo soggiorno nella piccola città di Mesher, Zerocalcare incontra i difensori curdi della regione autonoma del Rojava e le donne combattenti dell’esercito volontario curdo, le Yekeineyen Parastina Jin (Unità di Difesa delle Donne). In questa graphic novel Zerocalcare offre una testimonianza diretta e critica delle contraddizioni degli interventi internazionali e delle sue esperienze personali con i curdi.
“A me risulta difficile concepire un’appartenenza diversa dal mio quartiere. Forse però ci sono cose che trascendono la geografia e parlano ad altre corde, che manco sappiamo di avere”
Insieme a “No Sleep Till Shengal” è una delle opere su cui ho lasciato infinite lacrime, cuore e anima; non potevo quindi esimermi dal menzionarla.
L’ultima opera che vi propongo è “Quando muori resta a me”: vorrei farvi esplorare tematiche e narrazioni diverse rispetto alle precedenti e portarvi una graphic novel dove viene messo al centro il rapporto padre-figlio e le dinamiche familiari.
La “lotta” tra questo volume e “Dimentica il mio nome” è stata ardua, e devo ammettere che “Quando muori resta a me” ha vinto solo per la prossimità cronologica (è del 2024).
L’opera si concentra sulle difficoltà di comunicazione e comprensione reciproca, spesso dovute alle differenze generazionali e ai cambiamenti culturali ed è qualcosa di più di un racconto autobiografico: è un’esperienza che si aggancia al lettore e lo coinvolge sul piano personale.
“Tutte le emozioni descritte in questo libro sono state provate veramente. Nomi, luoghi e situazioni potrebbero essere stati modificati, per tutelare i sopravvissuti.”
in questo lavoro, Zerocalcare compie un altro viaggio: parte non solo fisicamente, ma metaforicamente, riflettendo sui momenti trascorsi con suo padre, tra incomprensioni adolescenziali e riflessioni più mature, cercando di trovare un punto di incontro tra la sua visione del mondo e quella del genitore. Con un azzeccato mix di humor e malinconia, l’autore ci porta in una profonda riflessione generazionale che ci è più vicina di quanto crediamo (e non vale solo per i Millennials, eh!).
Che siate figli o genitori, vi consiglio questa lettura con tutto il cuore.




