scritto da Elisa Aphroditeurania
Nel vasto panorama del fumetto giapponese, dominato per decenni da archetipi maschili e logiche editoriali spesso conservative, la figura di Yamada Murasaki emerge con la delicatezza della poesia e la forza silenziosa della ribellione. Dietro questo nome evocativo si cela Mitsuko Yamada, artista, saggista, poetessa e insegnante, che ha tracciato un sentiero personale e profondamente umano all’interno della nona arte nipponica.
Nata a Tokyo nel 1948, Murasaki cresce in una famiglia segnata dal dolore precoce: la morte del padre per tubercolosi la porta a vivere con i nonni. La sensibilità che avrebbe poi permeato tutta la sua opera affonda le radici proprio in questa infanzia fragile e osservatrice, in bilico tra il silenzio degli adulti e la ricerca interiore di senso.
Yamada Murasaki debutta nel mondo del manga sulla rivista COM, fondata da Osamu Tezuka, ma è su Garo che trova davvero la sua dimensione. Qui, tra le pagine dedicate ai mangaka sperimentali, Murasaki pubblica la sua opera più celebre: “Talk to my Back” (Shin Kirari), serializzata tra il 1981 e il 1984.
Questo manga, oggi riconosciuto come una pietra miliare della narrativa femminista, racconta con sobrietà e lirismo la storia di Chiharu, una donna apparentemente ordinaria. Moglie e madre, Chiharu si trova sempre più distante dal marito e intrappolata in una quotidianità che la soffoca. Non c’è dramma gridato, né rivolte fragorose: è l’inquietudine sussurrata, lo scollamento emotivo, il peso della solitudine domestica ad avvolgere il lettore. La protagonista non urla: sussurra, e nel farlo fa più rumore di mille storie d’azione.
Tra le sue raccolte più note vi è “Second Hand Love” inedito in Italia, che unisce due storie degli anni ’80: A Blue Flame e Second Hand Love. Anche qui, le protagoniste affrontano relazioni segnate da incomunicabilità e vulnerabilità, spesso ispirate da esperienze autobiografiche.
Oltre al manga, Yamada ha scritto saggi, poesie e racconti, esplorando in modo trasversale i temi della maternità, del lavoro domestico, della marginalizzazione e della ricerca dell’identità. Negli anni 2000, si dedica anche all’insegnamento presso la Facoltà di Manga della Kyoto Seika University, trasmettendo alle nuove generazioni la sua visione umanista del fumetto.
Il tratto di Yamada Murasaki è essenziale, quasi timido, ma le sue tavole sono dense di significato. I silenzi tra le vignette sono eloquenti quanto i dialoghi; ogni gesto quotidiano – preparare il tè, rifare il letto, restare sveglia in attesa – si carica di una tensione narrativa che restituisce la complessità dell’essere donna in una società patriarcale. La disparità tra uomo e donna in Giappone, è un tema che le sta molto a cuore e tutto ciò è confermato dalla figlia attraverso un’intervista che potete trovare sulla rivista indipendente francese Atom.
Questa grande artista non è solo una fumettista: è una poetessa visiva, che porta sulla carta riflessioni esistenziali e intime con una lucidità sorprendente. I suoi personaggi femminili non sono eroine in senso classico, ma portatrici di una rivoluzione lenta, quasi impercettibile, e proprio per questo potentissima.
Yamada Murasaki muore nel 2009 a soli 60 anni, per emorragia intracerebrale. Lascia però un’eredità fortissima, oggi più viva che mai. Le sue opere, dopo anni di oblio relativo, stanno ricevendo nuova attenzione: nel 2024 Talk to My Back è stato finalmente tradotto in italiano da Einaudi con il titolo “Tenui bagliori”, contribuendo a far scoprire anche al pubblico europeo la bellezza sommessa del suo linguaggio artistico.
Piccola curiosità: Katsuichi Nagai, fondatore e caporedattore di Garo, era profondamente affascinato dal talento di Yamada Murasaki, al punto da concederle totale libertà creativa. Insieme a Hinako Sugiura e Yōko Kondō, formò quello che la stampa dell’epoca definì “le tre figlie di Garo”.
Yamada Murasaki ha mostrato che il manga non è solo intrattenimento, ma può essere diario esistenziale, documento sociale, arte introspettiva. La sua voce ha aperto un varco per molte autrici che dopo di lei hanno potuto raccontare il proprio mondo senza travestirlo da favola o fantascienza. La sua arte, fatta di dettagli quotidiani e riflessioni intime, è ancora oggi una bussola per chi cerca senso nelle pieghe nascoste dell’ordinario.
Come sempre, restiamo con la speranza di vedere pubblicate in Italia altre opere di questa immensa e importante autrice.


