Jaadugar: a witch in Mongolia

Jaadugar: a witch in Mongolia

scritto da Camilla Luna Franceschini

A breve la J-Pop porterà Jaadugar: A Witch in Mongolia di Tomato Soup, serie in corso di 5 volumi. Un’opera da tenere d’occhio perché al suo interno si muove un’idea semplice ma potentissima: il sapere è potere, in un mondo dominato dalla spada.

Sitara, meglio conosciuta come Fatima, è il cuore pulsante dell’opera. Il suo arco narrativo non è quello dell’ascesa eroica, bensì quello della trasformazione cognitiva. Non è una guerriera, non brandisce armi o magia come forza sovrannaturale. È, invece, una figura di intelligenza raffinata, cresciuta fra libri e sapere medico e scientifico, in una Persia che nel XIII secolo aveva raggiunto livelli straordinari in medicina, astronomia e filosofia.

All’inizio Sitara è una ragazza formata dentro una tradizione di sapere strutturato, quasi rassicurante: la medicina, i testi, l’idea che il mondo possa essere compreso, classificato e curato. La distruzione di Tus non è solo una tragedia personale, ma culturale. È il crollo di un sistema di significato.

La tensione tra due culture — quella persiana della sapienza e quella mongola della forza — è il vero motore narrativo. Il manga non si limita a raccontare eventi storici, ma incarna il contrasto tra imperi e mondi diversi con una forte sensibilità psicologica. La devastazione di Tus, la morte del mentore di Sitara e la sua deportazione come prigioniera alla corte mongola non sono soltanto eventi di trama: sono sintomi di trauma e adattamento, della distruzione di un ordine del sapere e della sua lenta riassemblazione in un contesto che, all’apparenza, lo rifiuta.

Da quel momento Sitara smette di essere semplicemente una studiosa e diventa una sopravvissuta del sapere. La sua intelligenza non è più fine a se stessa, ma costretta a farsi fluida, mimetica, strategica. È qui che il manga lavora in modo sottilissimo sul concetto di “stregoneria”: Sitara è chiamata strega non perché possieda poteri occulti, ma perché incarna qualcosa che sfugge al controllo immediato, qualcosa che non può essere ridotto alla forza o alla genealogia. La sua mente è il vero elemento destabilizzante all’interno dell’Impero Mongolo.

Con il tempo è costretta a tradire parti di sé, a negoziare continuamente il confine tra adattamento per la sopravvivenza e perdita della propria cultura. Ogni scelta implica una rinuncia. Tomato Soup sembra suggerire che il vero trauma non sia solo la conquista, ma la lenta interiorizzazione delle logiche del conquistatore. In questo senso, la stregoneria di Sitara diventa ambigua: il sapere può curare, ma può anche essere usato per amministrare, controllare, rendere l’impero più stabile.

Di fronte a lei, Töregene emerge come uno dei personaggi femminili storici più interessanti del manga contemporaneo. Non è idealizzata né romanticizzata: è una donna di potere immersa in una struttura che le concede autorità solo a patto che questa non sembri mai del tutto autonoma. Vive una tensione costante tra visione e legittimazione. Intuisce che il dominio mongolo non può reggersi solo sulla violenza, ma non possiede ancora gli strumenti culturali per costruire un’alternativa.

È qui che Sitara diventa fondamentale, non come consigliera ufficiale, ma come presenza che introduce il dubbio, la possibilità di un pensiero altro. Il loro rapporto non è mai paritario in senso semplice: è uno spazio di confronto continuo, fatto di attrazione intellettuale, sospetto e riconoscimento reciproco.

Attorno a loro, l’Impero Mongolo non è uno sfondo statico ma un organismo vivo, attraversato da contraddizioni. I personaggi maschili non sono meri antagonisti: incarnano piuttosto un sistema di valori fondato sulla mobilità, sulla conquista e sull’efficienza brutale. La violenza dell’impero è reale e devastante, ma è anche il motore di una nuova forma di mondo globale, in cui culture diverse vengono forzatamente messe in contatto.

Jaadugar lavora proprio su questa frizione: cosa accade al sapere quando viene strappato dal suo contesto originario? Può sopravvivere senza diventare strumento del potere?

In quest’opera le donne non sono semplicemente escluse dal potere: ne sono portatrici laterali, informali, spesso invisibili. La loro influenza passa attraverso la parola, la cura, l’intuizione, la capacità di leggere le persone prima ancora delle situazioni. Il manga non idealizza però questa posizione marginale, ma ne mostra il costo psicologico. Töregene e Sitara sono entrambe donne che pensano troppo in un mondo che non è pronto a sostenerne le conseguenze.

Il disegno ispirato ai manoscritti medievali non è solo una scelta estetica. Questa è una storia che sembra già un documento, qualcosa che rischia di andare perduto. Tomato Soup racconta un momento in cui il mondo si sta riscrivendo con la violenza e in cui il sapere diventa fragile come pergamena. Ogni gesto di Sitara, ogni esitazione di Töregene, sembra domandare silenziosamente se la conoscenza possa davvero attraversare la Storia senza essere deformata.