Solo un uomo: tra ero-gekiga e critica sociale 

Solo un uomo: tra ero-gekiga e critica sociale 

scritto da Johnny Il Cacciatore di Fumetti

 Una nuova edizione tutta da scoprire

Non è affatto semplice parlare di Jun Hayami e del suo lavoro, da un lato per le tematiche estremamente dure e disturbanti che l’autore sceglie di affrontare, dall’altro perché non sempre il lettore è disposto a confrontarsi con opere riconducibili alla più ampia e complessa corrente dell’ero-guro. Una corrente quest’ultima che, per sua natura, mette a disagio, scuote e provoca il lettore mettendolo volutamente in una scomoda situazione di straniamento.

Solo un uomo rappresenta un esempio particolarmente significativo della poetica di Hayami, capace di intrecciare elementi di ero-gekiga con una lucida e spietata critica sociale. Le sue storie non cercano mai la provocazione fine a sé stessa, ma utilizzano l’estremo come lente per osservare le contraddizioni, le ossessioni e le ipocrisie della società giapponese.

La nuova edizione di Solo un uomo è proposta da In Your Face Comix all’interno della collana Yami e raccoglie al suo interno quattordici storie brevi accompagnate da una preziosa intervista finale al maestro. 

Proprio l’intervista conclusiva, così come era già accaduto per quella presente nell’altro volume della collana dedicato a Hayami, Il labirinto dei rasoi, si rivela fondamentale per comprendere meglio alcuni aspetti centrali del suo lavoro. Attraverso le parole dell’autore emergono riflessioni sul processo creativo, sulle influenze artistiche e sul contesto culturale in cui queste opere hanno preso forma, offrendo al lettore strumenti utili per orientarsi all’interno di una produzione tanto affascinante quanto complessa.


Un mondo che distrugge l’innocenza

Le storie brevi proposte in Solo un uomo sono accomunate da una serie di tematiche ricorrenti, profondamente care a Jun Hayami e centrali nella sua poetica. Troviamo spesso la contrapposizione tra l’innocenza e la brutalità del mondo, un conflitto costante che si manifesta attraverso immagini forti, crude e volutamente disturbanti. Le situazioni estreme messe in scena dall’autore non hanno il semplice scopo di scioccare il lettore ma diventano lo strumento attraverso cui egli può iniziare a riflettere sul sistema sociale in cui vive. 

Ciò che è puro, fragile o innocente viene sistematicamente contaminato, violato o distrutto da una realtà dominata dalla malvagità, dall’abuso di potere e dalla perversione. In questo senso, Hayami costruisce racconti in cui la bellezza non è mai al sicuro e l’innocenza appare destinata a soccombere di fronte a un mondo spietato.

Il sesso, e in particolare la violenza sessuale, diventa lo strumento espressivo principale per esplicitare questo concetto. Un linguaggio narrativo duro ma coerente con l’intento di Hayami di mettere il lettore di fronte a una realtà deformata e crudele, senza filtri né compromessi. Una scelta che colloca Solo un uomo pienamente all’interno di quella tradizione del manga alternativo che rifiuta il conformismo narrativo e costringe a una riflessione scomoda e dolorosa il fruitore.


La figura femminile nell’opera di Hayami

Le vittime della società violenta e priva di scrupoli descritta da Hayami sono quasi sempre giovani donne. Figure che incarnano a pieno quell’innocenza fragile e vulnerabile di cui parlavamo prima e destinata a essere spezzata dalla brutalità di una società profondamente maschilista. Una violenza che non si manifesta mai come un fenomeno astratto o lontano, ma prende forma attraverso singoli episodi, singoli carnefici, che diventano però espressione di un sistema collettivo e radicato.

Nei racconti di Hayami l’aggressione non è mai solo un atto individuale ma è il riflesso di una mentalità diffusa, di una cultura che normalizza l’abuso e trasforma il corpo femminile in un terreno di dominio e sopraffazione. Le protagoniste, spesso prive di reali strumenti di difesa, diventano così il simbolo di una purezza sacrificata sull’altare della violenza sociale.

Come l’autore ha chiarito in più di un’intervista, il suo obiettivo non è quello di giustificare o glorificare tali atti, bensì di mettere in luce la natura umana nella sua accezione più oscura. Da un lato Hayami vuole indagare l’ambivalenza emotiva dell’essere umano, capace di convivere con impulsi contrastanti e dicotomici; dall’altro, il suo intento è raccontare senza filtri quei sentimenti repressi e inconfessabili che ogni individuo, in misura diversa, porta dentro di sé.

Una visione estremamente pessimista e priva di speranza che costringe al lettore di confrontarsi con ciò che preferirebbe non vedere.

L’ordinaria e terrificante normalità dell’essere umano.

La massima espressione di questi concetti emerge proprio nel breve racconto che dà il titolo all’edizione italiana della raccolta: Solo un uomo. In poche pagine, Jun Hayami concentra e distilla l’intero senso della sua poetica, costruendo una narrazione tanto essenziale quanto devastante.

All’interno del racconto, un individuo irrompe in un’abitazione, massacrando senza esitazione i suoi abitanti e rivolgendo infine la propria violenza verso la giovane protagonista. La brutalità dell’atto non viene spiegata né giustificata attraverso un passato traumatico o una motivazione razionale. Hayami elimina qualsiasi appiglio narrativo che possa offrire conforto o comprensione al lettore.

Quando l’uomo viene chiamato a rispondere del perché dei suoi gesti, la sua risposta è disarmante nella sua semplicità: «sono solo un uomo». Una frase breve, quasi banale, che però assume un peso enorme all’interno del racconto. Non c’è follia, non c’è un’eccezione mostruosa ma c’è solo l’ordinaria e terrificante normalità dell’essere umano.

Questa affermazione, apparentemente priva di un significato profondo, racchiude in realtà l’essenza dell’intera opera di Hayami. Il male non è qualcosa di straordinario o marginale, ma una possibilità concreta e quotidiana, insita nella natura umana stessa. Con Solo un uomo, l’autore costringe il lettore a confrontarsi con una verità scomoda, quella secondo cui la violenza non appartiene esclusivamente a quelle figure spesso identificate come devianti, ma può essere il prodotto normale di una società che accetta, giustifica e alimenta le sue pulsioni più oscure.

L’assurdità dell’esistenza

L’opera di Jun Hayami può essere letta anche attraverso una chiave squisitamente esistenzialista. Nei suoi racconti emerge con forza la percezione di un’esistenza priva di senso, dominata dall’assurdo. I personaggi che popolano le sue storie sembrano muoversi all’interno di un mondo ostile e indifferente, incapace di offrire risposte o consolazioni, in cui la violenza diventa una delle poche forme di affermazione possibile.

In alcune delle storie presenti nella raccolta questo elemento affiora in maniera particolarmente prepotente, spingendo il lettore a interrogarsi non solo sui personaggi messi in scena, ma anche su sé stesso e sulla società in cui vive. L’orrore e l’eccesso non sono mai fini a sé stessi, ma funzionano come strumenti per rivelare il vuoto morale e l’alienazione che attraversano l’individuo contemporaneo.

Hayami, attraverso una narrazione spoglia e spesso crudele, sembra suggerire che l’essere umano sia condannato a confrontarsi con la propria solitudine e con l’assenza di un significato. È proprio in questa tensione tra violenza e assurdità dell’esistenza che Solo un uomo assume una dimensione più profonda, trasformandosi da semplice raccolta di storie disturbanti in un’opera capace di stimolare una riflessione intima e dolorosa sul senso dell’esistenza e sul lato oscuro dei nostri sistemi sociali.