scritto da Valeria AlidiCorvo
Se c’è un elemento che ha catturato l’immaginazione dell’uomo fin dall’alba dei tempi, quello è il cielo: non solo il cielo dove volano le specie dotate di ali, ma tutto ciò che c’è oltre l’azzurro e si perde nel profondo blu dell’ignoto.
Fin da Talete di Mileto (640 a.c.) con le sue indagini astronomiche, e per tutti i millenni a seguire, il genere umano ha sempre cercato risposte in quelle luci lontane che apparivano nel cielo notturno, fino a pensare di arrivare lassù, in quello spazio così vicino alla vista, ma così difficile da raggiungere.
È quindi normale che anche lo spazio sia diventato scenario per opere letterarie, serie tv, film e manga.
Potremmo parlare per ore degli anime ambientati nello spazio: Capitan Harlock, Galaxy Express 999, le numerose saghe di Gundam, Macross, Cowboy Bebop, sono solo alcuni dei titoli di spicco che hanno segnato l’infanzia di molti.
Per quanto riguarda i manga, sicuramente una delle saghe più prolifiche e di spicco è quella di Gundam, che ha numerosi archi narrativi; questi però sono spesso trasposizioni cartacee delle serie animate, oppure side story che approfondiscono tematiche, personaggi e situazioni tralasciati negli anime.

Lo spazio però non è solo robottoni e battaglie tra missili e spade laser, armi fantascientifiche e complotti interstellari: lo spazio è lo scenario dove si può raccontare anche il nostro prossimo futuro, con una narrazione adulta e vicina alla realtà; se cercate qualcosa di questo tipo, Planetes è l’opera che fa per voi.
Planetes è un’opera di Makoto Yukimura, pubblicata originariamente in Giappone tra il 1999 e il 2004; per chi non lo conoscesse, stiamo parlando dello stesso autore di Vinland Saga.
Ci troviamo nello spazio immediatamente esterno all’orbita terreste, con l’uomo che muove i suoi primi passi alla conquista del sistema solare; l’umanità si è impossessata della Luna e di Marte e, a fini sia militari che commerciali, si sta interessando a Giove.
Le tavole di Yukimura però non ci trasportano all’interno della classica fantascienza piena di combattimento e azione, ma invece ci guidano fin da subito a tematiche mature e profonde.
Appena fuori dall’orbita terrestre, a causa delle attività umane, si è accumulata nel tempo una spessa fascia di detriti, che rende pericoloso il traffico spaziale da e per la Terra; i protagonisti di quest’opera sono persone comuni, non sono i classici astronauti votati all’esplorazione dello spazio profondo. Il loro lavoro è tuttavia importantissimo, nonostante possa sembrare noioso e meno prestigioso di altri: sono degli spazzini spaziali.
Fee è il comandante e pilota della ToyBox, la nave adibita alla raccolta dei rifiuti, detti debris; insieme a lei ci sono Yuri e Hachimaki, entrambi addetti alle operazioni esterne.

Tramite il racconto della vita dei protagonisti e la loro interazione con gli altri esseri umani, la storia proseguirà intrecciando vicende ad oggi molto attuali: Fee, donna Americana con un’infanzia segnata dal razzismo, passa attraverso un travagliato processo di crescita, che la porta a riflettere sul suo ruolo di madre, sul bisogno di tornare dalla propria famiglia e di vivere senza mai scendere a compromessi con l’individualismo e il conformismo della società. Grazie a questa maturazione, diventerà un simbolo di resistenza pacifica alla violenza della guerra, che – inutile dirlo – arriverà anche nello spazio.
La storia di Yuri ci viene introdotto già dalle prime tavole; quanto scopriamo di lui potrebbe farcelo sembrare, in prima battuta, un personaggio secondario, statico; in realtà Yuri è l’elemento più maturo dell’equipaggio: compassionevole e attendo agli altri, è un’ottima spalla per l’evoluzione di Fee e Hakimachi.
Hachimaki è il componente più giovane della squadra e quello che subisce la trasformazione più importante: all’inizio è immaturo, impulsivo e sanguigno; ma lo spazio non perdona chi si comporta in modo sconsiderato. A colpi di batoste e situazioni a volte disperate, passa da essere il classico figlio che vuole provare sé stesso ed uscire dall’ombra del padre astronauta, a un freddo arrampicatore, insensibile a chi gli sta attorno e anche ai propri sentimenti. Hachimaki più volte nega di aver bisogno dell’affetto dei propri cari, e prova a distaccarsi il più possibile da tutto ciò che la Terra rappresenta: luogo delle sue origini, ma anche posto dove non può scappare da sé stesso, dalle sue aspettative e dalle sue emozioni. Sul finale sarà costretto a cedere, accettando i sentimenti altrui e un cambio di prospettiva sulla propria vita.
Si aggiungerà in seguito un quarto personaggio, Tanabe, nei panni di recluta inesperta ma con grande volontà, dotata di empatia, voglia di mettersi in gioco e altruismo. Inizialmente il suo personaggio ci lascia un po’ spiazzati, ma sarà fondamentale nel proseguo della storia, soprattutto per la crescita di Hachimaki.
Tramite l’evoluzione dei personaggi, si affrontano tematiche relative al senso dell’esistenza, agli egoismi di ognuno, le aspirazioni, le paure e le relazioni tra le persone. Al contempo, però, non vengono trascurate le dinamiche tra le potenze terrestri e il dibattito morale sulla colonizzazione dello spazio: non manca chi mette in dubbio la necessità delle conquiste territoriali spaziali, con l’umanità spaccata tra chi persegue nuove forme di sostenibilità sulla Terra, la necessità di risorse, e il colonialismo insito nell’uomo.
Sia il manga che l’anime di Planetes sono stati insigniti del prestigioso premio Seiun rispettivamente nel 2002 e nel 2005.
Planetes è un’opera che mi piace molto perché non è troppo distante da un prossimo futuro: ogni giorno sentiamo sempre più parlare del ritorno allo spazio, di satelliti, della Stazione Spaziale Interazione,…
Assistiamo quotidianamente ai progressi di un ritorno allo spazio che oggi coinvolge sempre più le compagnie private, otre a quelle dei grandi attori internazionali.
La “Geopolitica dello Spazio” ormai non è più fantascienza, ma è una realtà in espansione che impatta sulla vita di tutti i giorni e le dinamiche descritte in quest’opera sono alquanto plausibili.
Possiamo solo sperare, come umanità, di cogliere questi spunti di riflessione per prepararci a un futuro ormai alle porte.



